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Appuntamenti

PADRE FRUMENZIO GHETTA: LO STUDIOSO DELLA CULTURA LADINA

Nel 2014 è morto Frumenzio Ghetta, francescano di Vigo di Fassa, il più famoso storico e studioso della comunità ladina ma non solo. Classe 1920, ha frequentato il seminario di Trento assumendo, in occasione della vestizione, nel 1938, il nome di Frumenzio. Divenuto sacerdote, per una ventina di anni, ha assunto incarichi diversi presso numerosi conventi della provincia e fuori. Per decenni ha seguito le vicende del movimento ladino, soprattutto dal punto di vista culturale. I suoi studi storiografici sono anche stati utilizzati per la definizione dei confini sulla Marmolada. Nel 1975 ha partecipato alla fondazione dell' Istitut Cultural Ladin, del quale fu segretario pro tempore, consulente e membro attivo del comitato di redazione della rivista "Mondo Ladino" nella quale si trovano molti suoi contributi. Tra i suoi principali temi di interesse e ricerca: storia e identità del popolo ladino, recupero della memoria storica, storia del Trentino, linguistica e toponomastica ladina, importanza della lingua come identità del singolo e del gruppo. Si è occupato anche della trascrizione di antichi documenti che sapeva leggere come il ladino o l’italiano. Da tutti i fassani è considerato uno dei padri della patria ladina, una guida capace di far capire l'importanza della storia e delle radici di una comunità.

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ANTICHE USANZE LADINE PER IL MESE DI NOVEMBRE

Nel mese di novembre tradizionalmente la gente ladina svolgeva alcuni particolari lavori in previsione dell'inverno: raccogliere la legna da ardere, preparare i crauti, tosare le pecore e iniziare a filare la lana. Nelle case venivano chiamati a giornata, il calzolaio e la sarta. L'autunno era anche la stagione in cui il duro lavoro dell'estate veniva ripagato. Era questo il periodo dell'anno in cui si raccoglievano i frutti di tutte le fatiche. Il fieno prodotto in alta quota veniva portato a valle e sistemato nei fienili accanto alle stalle. La legna raccolta nei boschi veniva accatastata accanto alle case e alla stalla, pronta per essere utilizzata. Dall' orto si raccoglievano i cavoli che poi diventavano crauti da consumare come contorno in inverno. I cavoli venivano tagliati a listarelle sottili e posti insieme a spezie e pezzi di mele all'interno di botti dove lo zucchero per fermentazione si convertiva in acido lattico. Un alimento ricco di vitamine e con poche calorie che diventava il contorno ideale della cucina contadina spesso ricca di grassi animali. Le patate venivano messe al buio in una cantina per essere consumate durante i mesi invernali. La carne di maiale veniva appesa e affumicata per conservarsi per lunghi periodi. Sempre in autunno si tosavano le pecore e dalla lana si ricavavano i filati per la lavorazione di maglie e abiti pesanti. Un lavoro svolto dalle donne che spesso si riunivano in gruppo per raccontare storie e cantare insieme durante quest'attività.

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LA VERA STORIA DI MADDALENA DE VALENTIN DA VAL

La storia "vera" di Maddalena de Valantin da Val, regola di Vigo, raccontata da Ursina e Dorothea. Questa donna è passata dalla storia alla leggenda come la più malvagia e potente di tutte le streghe fassane: la strega Pilatona, portata al rogo a Bressanone in un paiolo di rame. Nella realtà ebbe il torto di essere benestante, avendo sposato in seconde nozze l'oste di Pozza, Gregorio Pilat. Perciò negli atti è citata spesso come Maddalena Pillatin. Il suo è uno dei processi più corposi ed inquietanti tra quelli conservati negli archivi. La sua vicenda storica è riferita nel romanzo "I Misteri del Cjaslir" in controluce rispetto alla trama portante. Già nel 1617 erano sorte dicerie nei confronti dei due tenutari della locanda, sita a Pozza nei pressi della casa De Rossi (oggi strada Dolomites). Si riteneva che la loro ricchezza provenisse dal possesso di mezzi magici: "semenze di felce", un gomitolo di filo che "fioriva" prodigiosamente, e soprattutto delle strane "pope" (bambole), simulacri diabolici che a richiesta fornivano denaro in abbondanza. Un vero e proprio "Patto col Diavolo" che portava denaro e fortuna, in cambio dell' anima. Allora a tali dicerie le autorità non diedero credito, ma dieci anni dopo i due non ebbero scampo. Ripetutamente torturata, Maddalena resistette fino allo strenuo. Prima nega, ammette e ritratta, infine capitola e confessa ogni sorta di delitti. In uno dei primi interrogatori gli chiedono di quando era sposata a Soraga col primo marito, dal quale aveva due figli: gli chiedono conto del figlio più piccolo, Antonio, che era morto o scomparso in circostanze strane. Non sono domande di circostanza: qualcuno sospetta un infanticidio per mano delle streghe. Gli atti registrano freddamente la reazione di Maddalena: la donna si batte ripetutamente il ventre. Anche Dorothea de Freina ha perduto un bambino, neonato per giunta, avuto da nubile con un uomo sposato. L' ideale per un sacrificio rituale: le streghe - secondo il Malleus maleficarum - ne mangiavano le carni durante i loro ritrovi notturni, e ne bollivano le ossa per ricavare l'unguento necessario per i loro sortilegi. Dorothea sa, conosce quel dolore indicibile di madre, e conosce il peso di quelle infamanti accuse. E allora racconta. Racconta la "vera" storia di Maddalena de Valantin, detta la Pilatona. Se questa è una strega... Il testo integrale è possibile leggerlo nel libro "I Misteri del Cjaslir".

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SCRIN, LA MEMORIA ETNOGRAFICA LADINA

Il Sistema "Scrin" costituisce una vera novità nel campo dell’archiviazione informatica e della valorizzazione del patrimonio culturale. Documenti di vario formato e diversa provenienza sono ora disponibili su supporto digitale e facilmente accessibili grazie ad un portale gestito dalle postazioni multimediali presenti nella Sala “Luigi Heilmann”, o direttamente raggiungibile attraverso la rete. Scrin sta per “Sistema creativo di ricerca integrata”, ma allude anche alla parola ladina scrin, che significa scrigno, cassapanca: il luogo dove si custodiscono le cose più preziose. La parola a sua volta è assonante con l’inglese screen, lo schermo interattivo che permette di conoscere e far conoscere questo tesoro. Video e film etnografici, interviste e documenti di canto popolare, immagini d’epoca e foto contemporanea, schede di catalogo degli oggetti della cultura materiale, testi, brani letterari e indicazioni bibliografiche, possono essere richiamati a video con una semplice ricerca per settori o per parola chiave. Uno strumento di grande efficacia per supportare ricerche individuali, attività di gruppo o semplici curiosità. Tutto accessibile entrando nel sito www.scrin.net

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VALENTINO ROVISI, IL TIEPOLISTA DELLA VALLE DI FASSA

Le Valli di Fiemme e Fassa hanno dato i natali a diverse generazioni di artisti, ne è testimonianza la tradizione artistica che nei secoli ha portato lo sviluppo di una vera e propria scuola pittorica, assente in altre zone della regione. Valentino Rovisi (Moena, val di Fiemme 1715-1783) il più grande artista moenese rappresenta un importante anello di congiunzione tra la pittura fassana e la cultura figurativa lagunare. Valentino nacque da Maria Felicetti e Pietro Rovisi, mercante di legname con stretti rapporti commerciali con la Serenissima Repubblica Veneta, dove il giovane andò a lavorare sfruttando i contatti del padre. L'artista riuscì a creare un modo pittorico in cui erano ben evidenti le memorie veneziane, declinate però in un linguaggio più intimo e popolare. Dodicenne, nel 1727, è a Venezia come allievo alla scuola di Giambattista Tiepolo ove rimase seppure non continuativamente per ben quattordici anni. Il primo soggiorno, dal 1727 al 1732-33 segna i suoi primi passi nel mondo dell'arte secondo il tradizionale percorso che prevedeva un periodo di garzonato di almeno cinque anni. Durante il secondo periodo veneziano (dal 1743 al 1752-53) l'artista si trovò a lavorare fianco a fianco con il celebre maestro. Dal repertorio figurativo del Tiepolo, Rovisi estrasse un suo personale modellario taccuino di studi che ripropose durante tutta la sua lunga attività. La prolungata permanenza a Venezia e lo stretto rapporto con Tiepolo gli permisero, al suo ritorno in Valle, di presentarsi quale sensibile e aggiornato interprete del maestro e della sua maniera che importò in Trentino Alto Adige e nel Bellunese. Sposò Lucia Ghisler, conosciuta già a 12 anni e abitante nella stessa parrocchia, ed ebbe 5 figli di cui una, Vincenza, secondo il Weber si chiamava Leopoldina, proseguì il lavoro del padre. Di Vincenza Rovisi sono noti due affreschi nel presbiterio della Chiesa parrocchiale di Roncegno del 1773 rappresentanti la caduta di San Paolo a Damasco e San Pietro che predica[1]. Stilisticamente il Rovisi è molto vicino a Giovanni Battista Tiepolo e pare certo che sia stato suo allievo, anche se non esistono documenti sicuri sulla frequentazione del laboratorio del Tiepolo, che nel 1736 si era trasferito proprio nella parrocchia di San Silvestro. Nel 1756 si trasferì con la famiglia a Chiusa, ma ritornò a Moena due anni dopo. L’apertura verso i territori limitrofi determinò, nel primo decennio del 1600, l’introduzione del gusto rinascimentale e lo scambio con il mondo veneto si nota anche nella pittura. Il Settecento segnò l’influsso degli artisti della Val di Fiemme e del fassano Valentino Rovisi che, allievo di Giambattista Tiepolo a Venezia, riportò in valle gli insegnamenti preziosi del maestro. Molte le sue opere che si possono ammirare nelle Valli di Fiemme e Fassa, in altre località trentine e fuori regione.

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MOENA, UNA GRANDE TAVOLATA PER DIRE GRAZIE

Il 3 luglio 2018 Moena è stata sommersa da una colata di fango e detriti in seguito ad una bomba d'acqua che si è abbattuta sul paese. In poche ore fiumi di pioggia, grandine e smottamenti avevano trasformato la "Fata delle Dolomiti" in uno scenario apocalittico. Un'esperienza che gli abitanti del paese non dimenticheranno facilmente. Tanto che domenica 21 ottobre Moena intende ringraziare tutti coloro che si sono adoperati in occasione dell'alluvione che messo in ginocchio il paese. Il Comune invita i cittadini a una grande tavolata all’aperto in via Loewy, la strada principale di Moena. L’iniziativa è promossa in collaborazione con il Comitato Moena Eventi, l’Associazione Albergatori Moena, l’Acem - Associazione Commercianti Esercenti Moena, la Cassa Rurale Dolomiti, il Gruppo Alpini, l’associazione Pian Pian Bel Bel, la Scuola Sci Moena Dolomiti e il Comitato della frazione di Forno.

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FESTA DEL RENGRAZIAMENT 2018

Domenica 14 ottobre in Valle di Fassa si svolge la "Festa del Rengraziament 2018". Una manifestazione che ogni anno si svolge la seconda domenica di ottobre con tema e location differenti di edizioni in edizione. Un forte momento identitario per la lingua e la cultura ladina. Quest'anno la festa è dedicata all'importante del cibo per la valorizzazione della tradizione ladina. La giornata si divide in due parti: al mattino a Campitello di Fassa a partire dalle 9:00 si svolge la parte folcloristica e religiosa con la sfilata da Piaz de Ciampedel e la messa alle 9:30 nella chiesa parrocchiale. A seguire alle 15:00 al PalaDolomites di Campestrin ci sarà l'incontro sul tema del cibo nella tradizione e cultura ladina. I cuochi dell'Associazione "Cheghes de Fascia" verranno ringraziati con un riconoscimento a cui seguirà un buffet locale ecosostenibile.

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GIORNATE FAI D'AUTUNNO: VISITE A SEN JAN DE FASSA

Per le giornate del Fai d'Autunno 2018, iniziativa nazionale del Fondo Ambiente Italiano che va alla scoperta delle bellezze del nostro paese, il territorio della valle di Fassa offre un itinerario interessante nel comune unificato di Sen Jan. Sabato 13 ottobre si possono visitare alcuni luoghi identitari della Valle di Fassa per far comprendere a turisti e residenti che passato e presente sono strettamente connessi. Punto di ritrovo alle 9:30 davanti all'ufficio turistico di Vigo, per fare insieme la salita fino alla chiesa di Santa Giuliana, monumento di pregio dell'arte sacra. La chiesa, consacrata nel 1462, venne affrescata da artisti provenienti dalla celebre bottega di Leonardo da Bressanone. L'elegante soffitto presenta figure di angeli, profeti e santi oltre ad una Trinità tricefala. Il percorso poi prosegue tra i nuclei abitativi storici di Vallonga e Larcionè. Dalle 14:30 invece visita alla Pieve, luogo denso di memorie e chiesa di riferimento per tutta la valle. Roberto Dalprà condurra il pubblico all'interno del tempio e le sue descrizioni saranno inframezzate da momenti musicali. Ci sarà anche l'apertura straordinaria Ciasa Soldà della famiglia Rizzi. Il Museo Ladino sarà aperto con ingresso libero. La giornata è resa possibile grazie all'impegno dei volontari del gruppo Fai Valli di Fiemme e Fassa.

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"SCRITORES LADINS" LETTERATURA LADINA

Il panorama editoriale dedicato alla letteratura ladina si arricchisce di nuova pubblicazione dell'Istituto culturale ladino di Fassa, si tratta del libro: "Scritores ladins. Materiali per la storia della letteratura ladina di Fassa" di Fabio Chiocchetti. Un' opera nata principalmente per motivi di ordine pratico, ossia per offrire ai docenti e ai futuri insegnanti della Scuola di Fassa uno strumento di facile consultazione nel quale reperire testi e informazioni concernenti le varie tappe che dal primo '800 ad oggi hanno visto il ladino fassano fare la sua apparizione nel panorama della letteratura ladina. In un unico volume sono raccolti i contributi a carattere linguistico e letterario sparsi in varie annate di "Mondo Ladino" e in altre pubblicazioni, prodotti in quarant' anni di attività da Fabio Chiocchetti, ad oggi direttore dell'Istituto Culturale Ladino. "Materiali di lavoro" resi accessibili al vasto pubblico grazie alla raccolta di una serie di testi ladini antichi e moderni, inediti o di difficile reperimento, secondo un programma editoriale già delineato alla nascita dell'ICL dal compianto prof. Luigi Heilmann. Studi riveduti e corretti che saranno strumenti di lavoro per insegnanti e studenti che hanno scelto o sceglieranno di partecipare ai corsi di Alta Formazione "Antropolad", promossi dagli Atenei di Bolzano e di Trento. I saggi, in italiano e ladino, sono disposti in ordine cronologico al fine di tracciare quanto meno l'idea di un percorso storico coerente: essi focalizzano l'attenzione essenzialmente sulle testimonianze scritte documentate nel corso dell'Ottocento (Parte Prima), sulla fase dell'impegno "militante" del primo Novecento (Parte Seconda), nonché sulla straordinaria fioritura del secondo Dopoguerra (Parte Terza), giungendo fino a ridosso della contemporaneità. Un'opera importante che venerdì 12 ottobre alle 17:30m presso l'Istituto Comprensivo Ladino verrà presentata in anteprima ai docenti e ai futuri insegnanti della scuola ladina di Fassa.

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LA LEGGENDA DI SOREGHINA

Soreghina era una principessa la cui vita dipendeva dalla luce del sole: di notte e nei giorni di mal tempo doveva dormire profondamente altrimenti, se la mezzanotte l’avesse colta sveglia, sarebbe morta. Un giorno il guerriero Ey de Net, scacciato dal Regno dei Fanes per aver osato chiedere in sposa la principessa Dolasilla, cadde in un dirupo e fu soccorso da Soreghina. I due vissero felici per lungo tempo fino a quando un amico di Ey de Net non andò a trovarlo. Mentre i due parlavano, Soreghina si mise ad origliare alla porta e sentì l’amato ammettere di essere ancora innamorato della principessa dei Fanes. Soreghina rimase ad ascoltare a lungo i due guerrieri e non si accorse dello scoccare della mezzanotte. Quando Ey de Net si accorse dell’accaduto era troppo tardi, strinse disperato il corpo senza vita di Soreghina e urlando di dolore le chiese perdono.

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COMUNICARE COMUNITA'

Sabato 13 ottobre al teatro parrocchiale di Moena si svolge l'assemblea per la zona pastorale delle valli di Fiemme e Fassa. Interviene l'arcivescovo di Trento Monsignor Don Lauro Tisi. Gli operatori della cultura e della comunicazione proseguiranno i lavori anche nel pomeriggio nell'ambito del progetto "Comunicare Comunità". Don Albino dell'Eva è vicario di zona, svolge da circa un anno, l'azione pastorale in 11 parrocchie. In valle di Fiemme attualmente ci sono 3 parroci per 16 parrocchie, mentre in valle di Fassa le parrocchie sono 8 con 4 parroci per una popolazione totale di 28mila 289 persone.

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