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COLTIVAZIONI STORICHE SUGLI ALTIPIANI CIMBRI

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In tutto l’arco alpino l’alimento base della dieta e la coltura principale era la patata. A Luserna prima della diffusione nei campi di questo prezioso tubero si coltivano vari cereali come segale (rogg), grano (kinkl) e orzo (gerst). In mancanza però di un mulino in loco, gli abitanti del paese dovevano scendere fino a valle per la macinazione, ottenendo la farina e pagando il mugnaio con una parte del prodotto.
Nel corso degli anni si tentò a Luserna anche la coltivazione del grano e della vite, ma le avverse condizioni climatiche non permisero mai di ottenere risultati soddisfacenti.
Fortunatamente con l’arrivo della patata non si presentarono questo genere di problemi, anche la sua coltivazione richiedeva un continuo ripasso del campo e una precisa sequenza di operazioni da fare nel campo rese molto più faticose dalla mancanza a Luserna dell’aratro.
Verso la fine settembre si provvedeva alla raccolta del prodotto dividendolo in tre mucchi a seconda della grandezza: le patate grandi venivano consumate come alimento, le medie si conservavano per la semina dell’anno successivo e le piccole servivano per l’alimentazione del maiale. Le patate venivano conservate nella stalla in un posto fresco e buio.
E’ stato storicamente provato che l’introduzione della coltivazione della patata a Luserna e quindi nell’alimentazione dei suoi abitanti portò ad un notevole diminuzione del tasso di mortalità.
Negli ultimi due secoli erano comunque diffuse anche le coltivazioni del cavolo cappuccio e della barbabietola; per quanto riguarda il primo, esso veniva seminato nel mese di giugno e al momento del raccolto veniva tagliato e sistemato con strati alternati di sale all’interno di recipienti in legno. Passati circa due mesi, il prodotto (divenuto “crauti”) era pronto per essere consumato. Anche le foglie e il gambo del cavolo venivano utilizzate, andando a costituire cibo per gli animali.
Negli orti di Luserna era possibile notare la presenza di altri ortaggi, quali l’insalata, il sedano, i porri e i ravanelli, ma essi ricoprivano nel panorama delle colture praticate solo un ruolo marginale, essendo difficilmente conservabili e quindi consumabili solo nel periodo di maturazione.
Purtroppo l’agricoltura a Luserna si trovò costantemente a lottare contro la carenza d’acqua, in quanto l’approvvigionamento idrico era fortemente limitato dalla conformazione del sottosuolo e dalla posizione geografica del paese, posto al punto più alto di un altipiano.