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LA TOPONOMASTICA CIMBRA

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Il turista che visiti Lavarone, Luserna, l’altpopiano di Asiago, Recoaro e molte altre località delle montagne tra Trentino e Veneto si accorge presto che molti toponimi non sono in italiano, ma in cimbro. Lusern è Luserna,
Lafraun è Lavarone, tra Giazza e Recoaro si trova il Passo Rìstele, sul massiccio del Carega abbiamo il monte Plische, un monte di Roveré si chiama Pùrghestal, sopra Recoaro sta il massiccio dell’Obante, che si prolunga a est verso il Bàffelan; nei Sette Comuni troviamo il Kaberlaba… Così, il Plische sembra dovere il suo nome alla presenza di lampi durante i temporali (Peark ’un Pljètzegarn «monte dei lampi»). Il Pùrghestal non è altro che il medio altotedesco burgstal «sito adatto a un castello» (in cimbro purkstal); in altre zone che furono cimbre la stessa, identica parola venne alterata in Postàle. Il Bàffelan corrisponde linguisticamente alla denominazione del vicino “Pian delle Fugazze” che è la traduzione letterale del toponimo cimbro, inteso come «pianoro delle focacce», mentre in realtà era «pianoro delle armi». Lì infatti era collocato stabilmente un corpo di guardia cimbro secondo gli accordi presi tra la Reggenza dei Sette Comuni e la Repubblica Veneta. Originariamente suonava Bafen-lant «pianoro delle armi», ma fu intesa come Bafel-lant «pianoro delle focaccine». Kaberlaba significa «pozza degli scarafaggi».
Comune nelle zone cimbre è Làite o Làita, dal cimbro làite «pendio, declivio». Rast è anch’esso frequente, e corrisponde a «posto dove si riposa». Tra le curiosità della toponomastica, va menzionato Purga nome di quattro montagne appuntite (presso Velo Veronese, Bolca, Durlo e Folgaria), che preserva un antico cimbro kar Purge «al castello, presso il castello»; la voce, però, fu usata anche come sinonimo di pùrkstal «sito adatto a ospitare un castello (anche se non vi fu mai un vero castello sopra di esso)».