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LA FIENAGIONE SUGLI ALTIPIANI CIMBRI

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L’ antica tradizione della fienagione, anche sugli altipiani cimbri, era una pratica svolta completamente a mano dagli uomini che falciavano i prati e i pendii scoscesi per ricavarne foraggio da utilizzare come alimento per gli animali d’inverno.
Lo sfalcio dei pascoli di montagna prevedeva due tagli da eseguire tra la primavera e la fine dell’estate.
Il taglio veniva fatto dai falciatori che iniziavano il lavoro di buon mattino disponendosi in fila in cima al pendio per poi scendere a distanza regolare posti a scala. Il pomeriggio si girava il fieno tagliato al mattino e verso sera si raggruppava il fieno in lunghe strisce e poi in mucchi per evitare che si bagnasse troppo durante la notte. Ci volevano due giorni perchè il fieno si seccasse, in questo lasso di tempo bisognava rivoltarlo spesso con la forca. Una volta secco venica raccolto in fasci e trasportato nelle stalle.
In autunno invece nei prati da sfalcio si eseguiva la concimazione con letame bovino che si lasciava sul terreno per tutto l’inverno, in primavera si passava il prato con l’erpice, detto anche frangizolle, trainato dal cavallo per polverizzare e distribuire bene il letame ormai secco.
Grazie al loro lavoro di falciatura si stabilizzano i terreni di montagna, evitando l’erosione causata dalla neve e prevenendo la formazione di solchi.