Home Rubriche Notizie Cimbre LE LUMIERE

LE LUMIERE

241

Nel periodo della Lessinia un antico rituale celtico era quello delle cosìdette “Lumiere”.
Nelle credenze popolari cimbre si pensava che i morti tornassero per dissetarsi e nutrirsi, per allontanare le malvagità o per giocare a carte, per assistere alla messa o recitare il rosario lungo le vie del paese. Si tratta di tradizioni nate dall’idea che la vita e la morte siano sempre e comunque inevitabilmente associate. Ma non solo: rappresentano anche il modo, per i
vivi, per continuare a mantenere forti legami con i propri defunti, per sentirli più vicini.
Queste tradizioni si trovano fino a poco tempo fa anche nella Lessinia un tempo abitato dai cimbri.
Bruno Schweizer, linguista tedesco, attivo nella società Ahnenerbe per ricerche riguardanti la storia antropologica e culturale della razza germanica; particolarmente dedito alla ricerca sulla lingua cimbra. Nelle sue ricerche negli anni ’40 del secolo scorso, documenta che, in alcuni paesi cimbri, la ricorrenza del giorno di Ognissanti veniva festeggiata cuocendo “la minestra dei morti” (di suppa von di armel sel), erano le zucche le vere protagoniste di quelle manifestazioni giocose dei bambini che caratterizzavano il periodo dei morti nella montagna veronese.
La zucca, il cui ciclo vegetativo si conclude proprio nel periodo dedicato alla commemorazione dei
defunti, era il simbolo che le antiche popolazioni che abitavano anche il nostro territorio
attribuivano all’anima degli estinti.
A tal proposito un informatore di Roverè veronese racconta: “La zucca era montata su di un bastone che il mascherato teneva in mano, un tabarro, infine, ne copriva la testa ed il resto del corpo; queste mascherate venivano chiamate “Lumiere”.
La zucca appoggiava sulla testa e la persona sembrava molto più alta del normale, e il tutto le
conferiva un aspetto particolarmente spettrale.
Le persone che componevano il piccolo corteo “terrifico” erano generalmente tre. Gli altri due
avevano dei tabarri scuri ed un cappellaccio nero in testa. Non portavano una vera e propria
maschera sul viso, ma potevano avere il volto dipinto (ad esempio potevano disegnarsi dei baffi)
per rendersi meno riconoscibili.
Si appostavano fuori dalle stalle ed aspettavano che le persone uscissero dai filò per spaventarle.