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LA TUTELA DELLE MINORANZE LINGUISTICHE IN EUROPA

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Riprendiamo il nostro percorso tra i popoli d’Europa raccontando di quelle che sono le normative introdotte a livello comunitario per il riconoscimento e la tutela delle lingue minoritarie. In particolare, cercheremo di raccontare la carta europea delle lingue regionali o minoritarie, un trattato internazionale concluso a Strasburgo il 5 novembre del 1992 nell’ambito del Consiglio d’Europa al fine di tutelare e promuovere le lingue regionali o minoritarie come parti del patrimonio culturale europeo in pericolo d’estinzione e promuoverne l’uso nella vita pubblica e privata. Firmata da 33 Stati, non solo appartenenti all’unione europea, è stata però ratificata solo da 24. L’Italia ancora non lo ha fatto.
La situazione delle lingue coperte dalle disposizioni della carta è molto diversa e influenzata dal contesto sociale, politico ed economico. Di conseguenza, le modalità definite per l’accettazione degli impegni sulle disposizioni da applicare consentono di adattare l’estensione della protezione accordata, a seconda della situazione particolare di ciascuna lingua.
La carta si compone di due parti principali: una generale, che contiene i principi applicabili a tutte le parti contraenti e a tutte le lingue regionali o minoritarie, e una seconda parte che enuncia una serie di impegni pratici specifici che variano a seconda dello stato e della lingua. Gli otto principi e obiettivi fondamentali sono:
il riconoscimento delle lingue regionali o minoritarie in quanto espressione della ricchezza culturale
il rispetto dell’area geografica di ciascuna lingua regionale o minoritaria
la necessità di un’azione risoluta di promozione delle lingue regionali o minoritarie al fine di salvaguardarle
l’agevolazione e/o l’incoraggiamento dell’uso orale e scritto delle lingue regionali o minoritarie nelle vita pubblica e privata
la messa a disposizione di forme e mezzi adeguati di insegnamento e studio delle lingue regionali o minoritarie a tutti i livelli
la promozione di forme appropriate di scambi transnazionali
il divieto di qualsiasi ingiustificata distinzione, esclusione, restrizione o preferenza nell’uso di una lingua regionale o minoritaria intesa a scoraggiarne o danneggiarne il mantenimento o lo sviluppo
la promozione da parte degli stati della reciproca comprensione tra tutti i gruppi linguistici del paese