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COVID 19 E VARIANTI, SERVONO ANCORA I VACCINI?

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Vaccini e varianti del virus: servono ancora le restrizioni?
Uno studio relativo a Sars-CoV-2, pubblicato su Nature Medicine, svolto dall’Università di Trento in collaborazione con il Policlinico San Matteo e l’Università di Pavia, l’Università di Udine e il Politecnico di Milano, quantifica l’importanza di mantenere adeguate restrizioni per combattere la diffusione del contagio, almeno nelle prime fasi della campagna vaccinale, anche a causa delle nuove varianti più contagiose, a fronte anche della disponibilità di vaccini efficaci.
Già a inizio pandemia, i ricercatori avevano utilizzato un modello matematico per predire l’evoluzione dell’epidemia COVID-19 e fornire uno strumento che consentisse di valutare le differenti strategie da adottare per contenere la diffusione dell’infezione; compresi il distanziamento sociale, i test e la tracciabilità dei contatti.

Dopo che la seconda ondata pandemica ha nuovamente colpito gravemente l’Italia con un elevato tasso di mortalità, il modello valutando è stato ampliato per prevedere l’impatto della campagna di vaccinazione sulla futura evoluzione dell’epidemia, tenendo conto delle diverse misure di contenimento che impongono precauzioni e regole di distanziamento sociale (NPI-Non Pharmacological Interventions) e delle nuove varianti di SARS-CoV-2 (le cosiddette variants of concern).
Per valutare quantitativamente i possibili scenari, il precedente modello epidemiologico pubblicato su Nature Medicine nell’aprile 2020 è stato completato con un nuovo modello dei costi sanitari che è stato calibrato sui dati della seconda ondata e tiene conto della letalità della malattia nei soggetti non ancora vaccinati.
“Anche se la vaccinazione di massa è iniziata, è cruciale mantenere le misure di contenimento fino al raggiungimento di una sufficiente immunità della popolazione. Questo, in parte, a causa della circolazione di varianti altamente trasmissibili della SARS-CoV-2 – commentano i ricercatori -. La futura evoluzione dell’epidemia dipenderà dalle misure effettivamente adottate e dalla velocità di vaccinazione, così come dalla possibile comparsa di altre varianti”.
In particolare, l’articolo stima che se venissero allentate immediatamente le misure di contenimento, la campagna di vaccinazione, per quanto rapida, non sarebbe in grado di evitare altri 50.000 morti che salirebbero a 90.000, se la campagna di vaccinazione risultasse più lente. Tali numeri verrebbero più che dimezzati se si ottimizzasse la tempistica delle misure di contenimento.
“I nostri risultati – concludono gli autori dello studio – mostrano anche l’efficacia dell’azione preventiva: quando si alternano intervalli di chiusura/apertura, se, invece di partire con un periodo di apertura, si partisse con un periodo di chiusura, si risparmierebbero decine di migliaia di vite e si ridurrebbero drasticamente i costi sanitari. Dato che si tratta solo di scambiare l’ordine dei periodi di chiusura e apertura e non la loro durata, tali risparmi avverrebbero senza nessun aggravio dei costi socioeconomici”.