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IN MONTAGNA SICURI: COSA METTERE NELLO ZAINO

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Fare lo zaino è una vera e propria arte perché significa far conciliare il peso, che deve essere il più ridotto possibile, con la capacità di portare tutto ciò che può servire durante la gita, pensando anche di dover risolvere piccoli inconvenienti. Meglio uno zaino dalle dimensioni non esagerate, ben fermo sulle spalle, senza oggetti che penzolano fuori rischiando di impigliarsi e di sbilanciare il nostro cammino. L’abbigliamento deve essere scelto secondo il criterio degli strati sovrapposti: indumento intimo che veicola il sudore, capo
termico intermedio che isola, giacca esterna impermeabile e traspirante. La protezione dal freddo e dalla pioggia, in inverno ma anche d’estate, già dalle quote non particolarmente elevate, è molto importante; un piccolo ricambio asciutto (da conservare in un sacchetto impermeabile) a volte è prezioso per cambiare indumenti bagnati ed evitare pericolose perdite di calore corporeo. Mai va tralasciato il copricapo perché è proprio dalla testa che viene dissipata una grande quantità di calore; ricordarsi che dal troppo caldo in montagna non è mai morto nessuno, di freddo si. I pantaloncini corti sono più consoni alla spiaggia che alla montagna. Un abbigliamento dai colori vivaci serve a farsi vedere, cosa assai utile in caso di difficoltà. Le calzature rivestono un posto di prim’ordine; ne esistono di tutti i tipi e per tutti i gusti ma sempre devono risultare comode, con suola scolpita ed abbastanza robusta (rigida se si affrontano nevai o ghiacciai con la possibilità di calzare i ramponi), preferibilmente impermeabili e fascianti la caviglia. Sempre da sconsigliare, se non per attività sportive che non si collocano propriamente nell’ambito escursionistico, sono le calzature basse e leggere. Le guide e le carte topografiche costituiscono la base, a volte indispensabile, per la preparazione dell’escursione. Esistono oramai descrizioni per ogni percorso; importante sarà tenere conto degli aggiornamenti e di possibili eventi che hanno modificato, in tempi recenti, l’itinerario. Le informazioni più attuali sono reperibili, ad esempio, telefonando ai gestori dei Rifugi Alpini. Le carte topografiche servono a controllare l’andamento della gita e a ricercare l’orientamento, ad esempio, in caso di nebbia. L’uso di bussola ed altimetro (barometro) completa, quando si possiede una buona conoscenza di questi strumenti, la possibilità di individuazione dell’itinerario, della posizione in cui ci si trova ed infine di eventuali variazione della pressione atmosferica (bruschi e preoccupanti abbassamenti). In ogni caso è sempre importante rimanere sul sentiero individuandolo con l’aiuto delle indicazioni “segnavia”, di “ometti” e segni di passaggio; è opportuno ricordare che, su percorsi poco marcati, il sentiero non va confuso con le tracce lasciate dal passaggio di animali selvatici. Sostenere che strumenti di comunicazione quali i telefoni cellulari, le radio ricetrasmittenti, i navigatori satellitari GPS non servono in montagna è semplicemente sciocco; peggio sarebbe però pensare che la sicurezza in montagna dipende dall’uso di attrezzatura e strumentazione dell’ultima ora: non è così. Infatti, se è vero che nessuno gira più con attrezzature antiquate quali scarponi con chiodature e corde di canapa, è altrettanto vero che l’unico attrezzo indispensabile in montagna, al fine della sicurezza, è e rimarrà sempre e solo la testa.