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LE DONNE DI MONTAGNA E DELLE COMUNITA’ DI MINORANZA SONO RESILIENTI

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Le donne in montagna e appartenenti alle comunità minoritarie sono artefici della resilienza.
E’ quanto emerso dall’ultimo incontro del ciclo “Dialoghi con le minoranze”, che si è svolto nella sala delle Marangonerie del Castello del Buonconsiglio.
A dialogare sul tema “Donne di montagna e donne di minoranza: il ruolo delle donne nelle comunità fragili” c’erano Anna Simonati, docente di Diritto amministrativo presso l’Università degli Studi di Trento, Anna Maria Trenti Kaufman, già direttrice dell’Istituto Cimbro di Luserna e attuale coordinatrice del Comitato Unitario delle isole linguistiche storiche germaniche in Italia e Michela Zucca, antropologa, presidente dell’Associazione Sherwood. A moderare il giornalista e scrittore afgano di minoranza hazara Alidad Shiri, che ha raccontato la drammatica condizione delle donne nell’Afghanistan di oggi.
Simonati ha ricordato come le donne hanno spesso in passato gestito “le economie di montagna” e possono ancora svolgere un ruolo “di forza e di resistenza”, in quanto “artefici della resilienza”.
Zucca ha evidenziato come lo “spopolamento della montagna sia una questione di genere”, ovvero dovuto in larga parte alle donne come risposta alla società patriarcale. Infine Trenti Kaufman ha spiegato che mòcheni, ladini e cimbri sono collocati in un’area di montagna e, seppur con caratteristiche e storie diverse, sono stati tutti interessati da emigrazione: “In questa organizzazione sociale erano le donne ad occuparsi dell’economia di montagna, dell’educazione dei figli e del governo della famiglia. La donna ha rappresentato il genitore unico per lunghi periodi dell’anno, era lei che educava i figli e trasferiva le tradizione e la lingua ai propri figli”.
(foto tratta dal sito provincia.tn.it)