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SICUREZZA SUL LAVORO, CRESCE L’ATTENZIONE NELLE IMPRESE TRENTINE

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È aumentata l’attenzione sulle condizioni di lavoro nelle fabbriche trentine in estate, dopo la morte, nel 2015, di un operaio alla Marangoni a causa di un colpo di calore.

Lo spiega la Fim Cisl nel convegno annuale dedicato al tema nel comparto metalmeccanico, che in provincia di Trento conta circa 10 mila addetti tra medie e piccole imprese. Aumento della sensibilità dunque ma c’è ancora molto da fare, perché il caldo e il freddo in azienda non sono ancora percepiti come reali fattori di rischio per i lavoratori.

Il livello di calore, soprattutto, è difficile da misurare poiché dipende da molti fattori e la normativa di riferimento ha parametri di riferimento perfettibili. Serve dunque una stretta collaborazione tra aziende e lavoratori, questi ultimi chiamati a segnalare eventuali patologie ed i primi a tenere conto del peso del clima per il lavoro in fabbrica.

La campagna informativa del sindacato rivolta ai delegati è iniziata nel 2017, anche attraverso questionari.

Se allora il 70 per cento degli addetti non aveva ricevuto informazioni in merito oggi questa percentuale è scesa al 30.

Attualmente il 75 per cento delle imprese trentine adotta misure contro le temperature elevate in estate ma il tema rimane comunque sottovalutato, denuncia il sindacato.

Molti lo scorso anno i malori dovuti al gran caldo e a patologie pregresse del lavoratore non segnalate e non soppesate che però non hanno fatto notizia.