Home Notizie 13 ASSOCIAZIONI CONTRO L’INCENERITORE: INACCETTABILE LIVELLO DI SUPERFICIALITA’

13 ASSOCIAZIONI CONTRO L’INCENERITORE: INACCETTABILE LIVELLO DI SUPERFICIALITA’

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Da Legambiente a Italia Nostra, dal WWF alla Lipu passando per il Comitato salvaguardia olivaia di Arco e a Ledro Inselberg, sono 13 – e stanno crescendo – le associazioni che si sono unite per tornare a fermare la costruzione dell’inceneritore di Trento, che già nel 2014 vide un’aspra battaglia culminata con la manifestazione dei trattori che portò alla riduzione della portata del progetto e il conseguente disinteresse del mondo economico che, a tonnellate ridotte, non si presentò al bando non ritenendolo più conveniente. Oggi la storia sembra ripetersi, almeno per quanto riguarda la battaglia, il cui livello si sta alzando mano a mano che le istituzioni accelerano sul progetto, ritornato in auge dopo 15 anni nei quali la raccolta differenziata e gli investimenti per la riduzione del rifiuto residuo hanno via via rallentato mano a mano che sono usciti di scena alcuni dei protagonisti di allora, da Adriano Rizzoli, fondatore di Nimby Trentino (morto nel 2017, minato anche dal mese di digiuno che fece per fermare il progetto) all’assessore all’ambiente del comune di Trento Pompermaier, il “padre” della differenziata del capoluogo, scomparso lo scorso settembre. Passato il primo momento di spaesamento, oggi il mondo ambientalista si sta ricompattando, prova ne è il comunicato siglato da 13 associazioni intitolato “INCENERITORE NO GRAZIE!”, che parla di superficialità nella scelta fra tecnologie molto differenti (inceneritore, gassificatore o termovalorizzatore) fra le quali l’assessore Tonina ha annunciato di voler scegliere fra oggi e domani, e ricorda che se in Trentino si fosse riattivato un rapporto sinergico tra ente pubblico, gestori dei servizi, cittadini e industria, si sarebbe potuto in poco tempo raggiungere l’85% di raccolta differenziata e portare la produzione dei rifiuti ai 360kg/ab.eq. della Valle di Sole. Ciò avrebbe portato il residuo intorno alle 20.000 t/anno. Apprendiamo invece dalla stampa – scrivono le associazioni – che il nostro assessore le 20.000 t/anno le ha aggiunte alle 60.000 t/anno dichiarate nel V aggiornamento, portando il quantitativo da smaltire a 80.000 t/anno. Peccato che è dal 2009 che il residuo è ben al di sotto di tale valore. Inoltre – aggiungono – risulta del tutto evitato il tema della stazione di TMB (Trattamento Meccanico Biologico) di Rovereto, decisamente sotto utilizzata, circa 1/4
della sua potenzialità. Se la si utilizzasse per le sue 57.000 t/anno si otterrebbe una decisa riduzione sia in peso che di volume dei rifiuti residui da conferire. Una sferzata, infine, a ciò che non si è fatto in tema differenziata, col Trentino fermo al 77% mentre in alcuni territori poco lontano si arriva al 90%, con rifiuto residuo 37kg/ab.eq. contro i nostri 92kg/ab.eq e i rifiuti tessili sanitari raccolti e riciclati mentre in Trentino né raccolti né riciclati ammontano a ben 16.000 t/anno. Se avessimo raggiunto gli obiettivi del IV aggiornamento, ormai 9 anni fa, saremmo molto vicini alle province più virtuose. L’invito alle istituzioni è a non abbandonare la strada indicata dall’UE, ovvero Ridurre, Riparare, Riusare e Riciclare, abbassando i quantitativi residui e nel frattempo utilizzando gli impianti già esistenti senza aggiungerne di nuovi. Quello ai cittadini, alle associazioni e agli eletti nei consigli a mobilitarsi contro politiche definite “vecchie e dannose per la comunità”. Queste le 13 associazioni firmatarie: WWWF Trentino, Italia Nostra Trentino, Legambiente Trentino, Ledro Inselberg APS, Lipu Trentino, EPPAA Trentino, Comitato Legalità Trasparenza, Rinascita Rovereto, SAL Salvaguardia Area Lago, Comitato Sviluppo Sostenibile, Mountain Wilderness, Rotte Inverse e Comitato Salvaguardia Olivaia.