Home Notizie MEDICI ISDE: CON L’INCENERITORE PIU’ TUMORI E MALATTIE CARDIOVASCOLARI, E’ DAVVERO NECESSARIO?

MEDICI ISDE: CON L’INCENERITORE PIU’ TUMORI E MALATTIE CARDIOVASCOLARI, E’ DAVVERO NECESSARIO?

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Intervengono i medici ISDE – Medici per l’Ambiente – sulla questione inceneritore, ad integrazione della presa di posizione di 13 associazioni ambientaliste trentine. È noto – scrivono – che gli impianti termici di riduzione dei rifiuti costituiscono un pericolo per la salute umana con aumento di tumori e malattie cardiovascolari. Effetti che dipendono da diversi fattori: in primis dal tipo di rifiuto bruciato (se contiene metalli cancerogeni), in secondo dall’ubicazione dell’impianto (problematica in una valle soggetta ad inversione termica, dove gli inquinanti ristagnano), infine dal tipo di gestione, pubblico o privato, essendo da attendersi che il primo punti alla tutela della salute pubblica, il secondo alla massimizzazione dei profitti. Dunque, la decisione – rimarcano – deve essere ben ponderata e non è certamente fuori luogo domandarsi anzitutto se un inceneritore sia veramente necessario. Oltretutto – aggiungono – i conti non tornano; si parla di un impianto da 60.000 o 80.000 tonnellate di rifiuto quando in Trentino attualmente con la raccolta differenziata mediamente al 77% si producono circa 45.000 tonnellate/anno di rifiuto domestico. Ci si domanda se la differenza verrà colmata con rifiuti importati dall’esterno, oppure con altra tipologia di rifiuti, importante per definire la pericolosità delle emissioni.
I medici ISDE, che furono tra i protagonisti anche della battaglia del 2014, ricordano che la decisione di non costruire l’inceneritore si basò sulla scarsa produzione di rifiuto che rendeva economicamente svantaggioso un impianto. Inoltre – scrivono – fu calcolato che ci sarebbe stato posto in discarica per altri 30 anni, se una decisione infelice della giunta provinciale precedente non avesse permesso di conferirvi i “rifiuti speciali” (derivanti da attività produttive di industrie e aziende). Ora – concludono i medici ISDE – il problema può essere risolto portando in tutto il Trentino la raccolta differenziata almeno all’85% con un residuo indifferenziato di 20.000 t/anno. Poi, senz’altro una strada da intraprendere è quella di portare a regime l’impianto di Trattamento Meccanico Biologico (selezione meccanica del rifiuto indifferenziato) di Rovereto che in questo momento pare funzioni al 25% delle sue potenzialità. Quello che rimane può essere esportato, dal momento che in questo momento in Italia ci sarebbero più inceneritori della reale necessità se solo la raccolta differenziata fosse portata al 60%. Già ci sono inceneritori che lavorano sotto le loro potenzialità e accoglierebbero volentieri più rifiuto da bruciare.
Come recita un noto aforisma – concludono – “l’uomo intelligente risolve i problemi, il saggio li evita”, un termovalorizzatore o gassificatore in Trentino potrebbero essere un rimedio peggiore del male.
Dr. Roberto Cappelletti (presidente) a nome del Consiglio Direttivo dei Medici per l’Ambiente, ISDE Trentino (Dr. Gianni Gentilini, Dr. Marco Rigo, Dr. Mauro Paglierani, Dr.ssa Justina Claudatus)