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CONCAST: “CONCENTRATI SULLA SALUBRITA’ DEI FORMAGGI”

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“Più che chiudere un caseificio o lasciarlo fuori dalla produzione di territorio ci siamo concentrati sulla salubrità generalizzata dei formaggi e sulla qualità complessiva, richiedendo a tutti i caseifici i medesimi
standard affinché sia tutelata sempre meglio la salute pubblica”. Lo dichiara in una nota il presidente del Concast Stefano Albasini dopo la conferenza stampa convocata questa mattina da Giovanni Battista Maestri, il padre di Mattia, il bambino che dal 2017 si trova in stato vegetativo per aver mangiato un formaggio lavorato con latte crudo contaminato dal batterio dell’Escherichia coli prodotto dal Caseificio sociale di Coredo.
Concast aggiunge che “occorre chiedersi anche se la Val di Non abbia o meno il diritto di identificare la propria produzione casearia all’interno di un territorio, e farne anche uno strumento comunicativo in chiave turistica. Concast crede di sì”. “Il formaggio che ne è scaturito – viene precisato nella nota inviata dalla Federazione della cooperazione trentina – è innanzitutto a latte pastorizzato e non crudo, e soprattutto è
espressione di un lavoro corale, strettamente organizzato e controllato dal Concast – Formaggi trentini. È stato sbagliato iniziare la produzione proprio dal caseificio di Coredo (ancorché nello stabilimento di Tuenno)? Dal punto di vista tecnico no, perché Coredo – come tutti gli altri caseifici – garantisce le migliori condizioni di produzione. Dal punto di vista della sensibilità e dell’opportunità sicuramente sì, e di
questo Concast ha già avuto modo di scusarsi”.