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LADINI DI FASSA, QUALCHE CENNO STORICO

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Se nel Mesolitico la zona dell’attuale val di Fassa era frequentata solo saltuariamente per le battute di caccia, risalgono all’Età del Bronzo e del Ferro i primi insediamenti stabili di agricoltori e allevatori.

E’ con la presenza dei romani nella zona alpina che nasce la lingua ladina, risultato della fusione tra la lingua locale e il latino: si tratta di una lingua retoromanza.
Fin dal primo secolo dopo Cristo si diffonde nelle regioni dell’arco alpino – dal Danubio al Lago di Garda fino alle coste adriatiche -; ma con la caduta dell’Impero Romano, le invasioni barbariche, le migrazioni di popoli e gli influssi linguistici delle aree circostanti, a partire dall’11esimo secolo il territorio ladino viene progressivamente ridimensionato e frazionato.
La lingua e la cultura dei ladini rimangono per secoli confinate solo in alcune zone isolate.

Nel medioevo i paesi dell’attuale val di Fassa si organizzano nella comunità di Fassa, parte del Principato vescovile di Bressanone istituito nel 1027, ma con una particolare autonomia.
Nel 1363 la Contea del Tirolo, e con esso il Principato di Bressanone, passa agli Asburgo d’Austria.

Da allora e fino alla fine della Prima guerra mondiale, Fassa e la Ladinia rimangono austriache per poi passare, assieme al Trentino-Alto Adige, al Regno d’Italia.

Durante il periodo fascista la Ladina viene divisa dal punto amministrativo in tre parti: nel 1923 Ampezzo e Livinallongo vengono assegnate alla provincia di Belluno, mentre nel 1927 la val Gardena e la val Badia entrano a far parte della provincia di Bolzano. La val di Fassa resta al Trentino.

(foto: Istituto culturale ladino)